Si muovono le cose, nominandole,
incontro a un’esile memoria. Le Muse
dei ricordi, col loro sguardo assorto.
A quel mare ciclamino, degli zoccoli
rimangono minuzie di conchiglie. La pioggia
scrosciava e una passante chiudeva
di colpo l’ombrello.
Brillava la cartina d’aghi, al venditore ambulante,
fra trapunte e tende, poi si chinava
nella tenebra.
Una cieca tastava spesso l’orologio
ceduto malamente alla morte
e le farfalle in lirica, si nutrivano
d’ogni sua lieve insonnia. E io
sono ancora qui, svestita d’oca piuma,
le mani sul pallore delle gambe, canticchio
un suono chiaro, che rintocco
con tutto un mondo mio, di cuore e vizio,
al di sotto delle palpebre.
Swan