
(Stefano Bernardoni - photographs)
E’ un libro la vita, o, meglio, il taccuino del riciclo. Uno sguardo panoramico, un itinerario salvifico, dal guscio poco rigido dei pentimenti. Questa vita, altre volte, è solo un termine legato all’articolo di un contabile, che parla dai suoi registri indagati. A poco a poco se ne invaghisce. La sua passione diventa mania: cerca di ringiovanirli con il trucco.
Prima di scrivere avevo un altro progetto: starmene a guardare quella sedia vuota sulla pietra della strada. Sedermi, poi, inanimata: un fantasma senza testa nell’atmosfera livida, cupa di decadenza, morte che aleggia sullo schermo catramato, viscido di nebbia, gremito dai piedi freddi della folla lieta di non dover sorridere, mentre cammina verso l’archivio, per ricevere la tag ‘manichini’: chiave per la vetrina promessa da un dio dei molti, magnetico, ma originale, seminuovo per i poveri che andranno ai saldi: borsa, stivali dal sottogola azzurro, come un ramarro che avanza frustando l’aria con la coda, e quell’onda di profumi per farsi amare,
fa ammalare
anche i più avvezzi.
L’occhio umido, amoroso, il canto di un uomo
alla sua donna infreddolita è fede in un luogo,
una lanterna verbena da un altro girone,
una botola
nell’inquinamento.
E tu che non smetti di scappare via.
Swan
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Pubblicato in Petites Proses