è così vuoto questo mio procedere
col ramoscello della poesia:
mie care scialbature di sempre
lontane dalla svestizione -
mie piccole castagne selvatiche,
ancora dentro il riccio.
swan
è così vuoto questo mio procedere
col ramoscello della poesia:
mie care scialbature di sempre
lontane dalla svestizione -
mie piccole castagne selvatiche,
ancora dentro il riccio.
swan
Pubblicato in poesia
Baciava di buio e di bistro:
nella bocca giurava mala vita,
bestia dolce che scende
… e tradisce
a monte di venere.
Swan
Pubblicato in poesia
Guardo alla luce
dal più buio dei ripostigli
al passaggio già nudo – bianco assoluto, bianco
di un tempo in migrazione
dall’involucro interrato con le rose.
Un transito lentissimo.
Un transito promesso.
Swan
Pubblicato in poesia
Aiutami a restare frivola, bagnami
amore che ti compi temporale estivo
e saremo nell’aria con la giacca sul capo
a sospingere le cosce in un margine d’orlo
soltanto nostro.
Senti l’odore buono della terra: l’amore
che a lei s’inarca è sempre troppo poco.
Swan
Pubblicato in poesia
Non fermate l’aria, alla figura che vuole volare.
Il corpo che si abbandona non è un peso,
ma un senso in movimento, che ritorna
a farsi vivo ad ogni tatto.
Senti i sospiri? Li senti i morsi? E’ qui
nei nostri gesti il letto.
E’ un mondo astratto, e l’incolmabile divario
cade, si svuota, rimane il fuoco il caldo.
Il ricongiungimento.
Swan
Pubblicato in poesia
Profonda e calda la lingua stasera -
il vino è del meridione – un rosso da 11 gradi.
Nel pomeriggio canticchiando ho rovesciato
solo gli apostrofi di un nido d’amore: - una calza calata,
una scarpa rossa caduta.
Il loggione severo e silenzioso, ha rimandato l’eco: - mio
caro amore, io muoio poco a poco - sii pronto,
sii pronto.
Sii sempre pronto.
Come la poesia di Eliot che dice “Mary, Mary”
Mary.
Mary.
[...]
Ci siamo fermati a rubare il pane, abbiamo buttato
il seme alle ortiche. I cambiamenti di luce, saranno
come un mancamento.
Swan
*
L’ho già detto?
la morte non esiste: – questa donna si trascina
con la rosa che trascende la sua spina nella linea
della mano così ofelica.
[...]
Sorridi, tu, che mi leggi: – questo è solo un taccuino
così infermo sulle acque.
Swan
*
Post notes: il silenzio ha la mania
delle cose delicate
delle musiche sacre
del mio corpo deposto in una riva di muschio
per nulla in tensione.
Non sorprenderebbe un verso di Eliot -
alcune parole sull’amore, un saggio di Barthes
e non dispiace
lo sbattere d’ali dai campanili di Wenders.
(Non mangia il fuoco, il silenzio).
[...]
Mio incendio, mia tempesta,
mio diluvio, in questa notte di membrane opache
che morte molle nel silenzio.
Swan
Pubblicato in Block-Notes, poesia
Nessuna iridescenza per la notte
mio Ariele sbadato?
Ormai la mano si fa tutta parlare
mentre arrovescia il pelo
ai suoi poveri diavoli.
Swan
Pubblicato in poesia
arresta il cuore, lui, l’amore sacro che è. quando viene vicino arriva
dietro l’ombra, con l’aspetto il passo il fuoco più che riconoscibile,
pur da una luce accecante: – rimango la sua donna, nonostante io sia
solo quell’animale, che fa l’amore guardando negli occhi.
swan
Pubblicato in poesia
e pertanto
come vorrai mostrarti
ora che hai visto là fuori. ora che hai trovato,
ora che hai riunito le mani nelle mani e sei rientrata.
ora che i tacchi sono in equilibrio
a cosa potrai adattarti.
come vuoi presentarti.
swan
Pubblicato in poesia
Sentire il mondo: monologo infelice. Scendere
in picchiata verso il fondo con stracci e corpi
rotti, malfatti,
senza alcun’ala.
Tace il mistero, a rimboccare le lenzuola,
custode tanto amabile,
racchiuso dentro l’invisibile.
Simile all’occhio del triangolo coglie
gli strazi sofferti nella carne, che il vento
libera in uccelli.…..E gigli ai morti amati
ritornati in braccio a Dio,
in una muta di stelle cherubine.
Swan
Pubblicato in poesia
I tempi della terra sono lampi. Quello che non vorrei lasciare nel trascendere è l’amaro di una mandorla passata di bocca in bocca. Di bocca, in bocca – una tensione ereditaria. Si chiede parto anche alle tenebre, e poi la fede quando si chiede: – non sei tua madre, non sei tuo padre, né tuo fratello! L’unica noia è legata al tuo volto, che trascrive, leggero, l’abitudine di un vangelo scritto dagli uomini. Un vangelo, scritto solo dagli uomini.
swan
Pubblicato in poesia
E’ il volo storpio, che ci congiunge a Dio?
Alle sue eliche, alle sue eoliche.
Se parli del segno, parli dell’angelo,
che guida luminarie dentro il corpo,
di una donna dall’ala bruciata,
che ha seguito le rotte degli uccelli, all’energia
cinetica del vento. Uccelli di carta
e di catrame.
Uccelli di carta
e di catrame.
Carta spiegazzata, carta immondizia,
cestinata. Nemmeno un origami in sogno.
Nemmeno un origami di uno splendore femminile:
la pelle sa ancora di petrolio,
come in questa poesia.
Swan
Pubblicato in poesia
Il Dio geloso
ha mandato la sua bambina gracile,
e detta a tutti i lumi di accendersi,
bacia il suo destino nel mondo
e poi si arrende.
Swan
Pubblicato in poesia
Chi sarà l’uragano, e chi la sabbia:
disgiunti, a invocarci, è consuetudine.
E avrai scintille da concedere,
in questo laminare d’albe,
ansante sputafuoco?
Che le menti fragili, franose, navate del bisbiglio,
sotto un cielo piccinissimo sono in gramaglie.
Swan
Pubblicato in poesia
o maria, maria pietosa,
tu che sai del dolore di una rosa che sanguina,
tu che perdoni assassini e puttane,
abbassa le palpebre: siamo qui,
nel reame dei pazzi. nell’utero dormiente
di qualche ego scomodo, e un cane cieco
ci accompagna.
swan
Pubblicato in poesia
Si compie il volo in vetta, dentro le offerte di questa polvere,
se il peso aggiunge il gesto del nascondere: – non voglio, deus,
guardare solo la tua metà piacente, mentre vi è traccia
di pianeti opposti.
Cerco il sorriso, un’icona d’alba senza isolante acustico,
una sottoveste di buon peccato, e il patto di non finire in pasto
ad una cattedrale vuota di sole.
Chino la testa d’oca, come una femme di piuma il corpo
e scendo, riscendo, a rimontare tutto l’albume, il tuo calore,
l’acqua e la pioggia, lo stesso schianto, il sale,
l’imperfezione, della mia storia.
Swan
Pubblicato in poesia
si sogna, si strega, si sfavilla, a baluardo dell’amore stesso,
a copricapo di un inverno cupo, il vento che ci asseta il labbro
e tu che mi sfarfalli a notte, sfamando questa lupa insonne.
marinaio d’acqua dolce, dal buio risale il limite, ricuci
le tue vele e va’, va’! fuggi, dall’insensato recinto del silenzio
dai calici amari, vai! fuggi, fuggi a risplendere
alle grida infuocate di un tramonto.
Swan
Pubblicato in poesia
Migrano gli amori, con stormo di cicogne,
per diventare padri di nuove risa, noci sgusciate
alla bocca del giorno.
Ma non fa male questa dialisi,
né quell’andare ruscellante, a un triste lastrico solare
vuoto di affetti, al passo di una madre,
quando il suo corpo sale
dentro la forma, dove l’amore
infine è cosmo.
Swan
Pubblicato in poesia
Va’! fata titubante, con quella scorza zibellina -
ancora non sei nella patria. Vai, verso il punto piccino,
combatti come figlia del Re.
Mia nocchiera incerta, d’un cremisi sensibile. Lui,
il buon Pastore turchino, la Luce che colora,
è per sempre con te, geloso delle braci che covi,
delle lenzuola avviticchiate e bianchissime, ti parla
di stoppie fiammanti, di una neve astrale, o non parla,
quando chiudi i reami, ed arricci il mattino alle dita,
o nei tuoi maremoti, non parla, ma sorride, ed attende,
irrevocabile, come una madre
presso un bambino debole.
Swan (segue audio)
Pubblicato in poesia
Grattano alla porta le fate insonni. Elettriche azzurrano la fantasia, si presentano come un pesce iridescente. una trota in sangue caldo, una piuma d’uccello rivoltoso, insorto contro l’apatia. O col tuo nome, Icaro, intonso, alle mie scarpe rosse, ed io vengo, oh, vengo, ridendo, raccolgo i nostri stracci e ci esiliamo così vicino al sole.
Pubblicato in poesia
Il cervo e il cipresso, il più e il meno, i passi sulla neve,
svaporati nel chermes di un tramonto. La tua figura
che oltrepassa la soglia.
Vorrai ancora proteggermi alla notte?
Non sono le lenzuola di nostalgiche erranze, il nodo,
né il latte di capra inacidito sul buffet, ma quella grazia,
alle attese, il perdono
che potranno negarci.
Swan
Pubblicato in poesia
Sono io, a indossare le profil del matto, nel climax
di questa seduzione. Dal discusso massacro di un amore
messo alle spalle dall’effetto tragico, quando scorre
contro l’aria un richiamo, e una nuca alla terra
di cenere. (Oh, tu, covami, covami un altro poco).
Il coro :
la scarna sorella evidenza che è già tutto accaduto,
dalla spina alla rosa, e rimane una femme ambulante
dagli stracci, che va oltre lo slancio
e trascende, felice, di amarti
così, nel suo regno (iride azzurra).
Dal suo stagno.
Swan
Pubblicato in poesia
credi! per sempre credi
mia scalpitante rampolla come (pane della mia bocca)
quando stavi in aprilina falla di tempo dentro la placenta.
con le pupille verso est, verso ovest
e quel sorriso contagioso.
il passo primo passo
di te con la fossetta nei dentini
non se ne fa più a meno.
ci guardi e la decisa testolina
che dice no, dice sì e si rivolta alla conquista
come leprotta ancora instabile sulle sue gambe.
e fedeltà da madre a padre, per come muovi la nuca
e in tanti volti di noi avviticchiati a te
con buone braccia e il collo di cicogne.
swan
Pubblicato in poesia
è la notte che ha smesso di sognare non io.
è la città che si nasconde dietro ombre fittissime.
è la gente che non sa più sentire; io mi alzo dal letto
quando ancora è possibile ascoltare la pioggia,
toccando acquietata l’immortalità, cercando un odore di terra
e la calza dimenticata in una serata con ginsberg.
swan
Pubblicato in poesia
Mio caro, tu, che esci dalla pioggia, finalmente, con un nome felice, né bagnato né asciutto. La femme viene a te, stragraziosamente, col più strabuffo dei sorrisi, (possibilmente) in sottoveste pallida, come a chi è pesato ramificare nell’inverno. Oh, miei cadaverini, riemersi dalle acque di una qualche discarica, alla somma dei monologhi non sempre segue un addio.
(Tuttavia potrebbe accadere, casomai la donna, o l’uomo…
casomai…
ma poi rimane il lutto, che disorienta,
in quell’odore di trifoglio ancora scritto
descritto, nelle lenzuola)
[...]
E come riuscite voi, ad aggrapparvi ai rami nelle alluvioni. Voi sopravvissuti:
cosa si sente, ora, sotto un cielo piccinissimo (come dice la szymborska)
e per natura amoroso?
Swan
Pubblicato in poesia
mio padre sapeva l’odore di zolla bagnata -
mia madre giocava a trasformarsi in embrione.
(ci si somiglia! ora che è troppo tardi…
ci si somiglia!)
se io fossi nata saprei parlare alla terra.
swan
Pubblicato in poesia
emergi, dalle acque buie, malattia, come un coniglio dal cilindro!
non farmi paura! il tuo rasoio non mi taglia più.
sia custodita questa donna, fino all’aorta.
che poi si tende alla parola,
ed è preghiera sciocca:
che tutta, in un insieme tragico, la sofferenza, si lascia
a dio. questo, ci viene chiesto!
swan
Pubblicato in poesia
(Il freddo, quanto annebbia. L’agitazione ci contrae in un
viluppo indegno. E’ umano il nostro assetto? O disumano?)
Sei rimasta al fiume, a guardare le acque, che corrono a benedire, e tu, ferma, a decidere la tua disfatta! Mia cara donna, la voce sfibra, tra una carrucola poco spirituale e una terra secca, ti hanno insegnato ad essere un rampicante. Devota, come il gelsomino o l’edera, le foglie sempreverdi di tua madre, o quelle piccole rose interrate, negli angoli delle case contadine, che crescono così aggrappate, inesorabilmente, a quell’unico muro, con le radici mordicchiate, come un labbro sotto la nevrosi dei suoi dentini aguzzi.
Hai vissuto fra le lenzuola, prima per vizio, poi per malattia e un’impressione ti trattiene, come un’ancora sul fondo. Amarsi ancora un poco non è nel farsi male.
[...]
Il tempo che marciva in un amore illecito: teatro di lampi e tragedie. Una farsa che inghiotte. Una pupilla, impressa, di bambola scomposta, di smalto scheggiato, ad arte lapidaria.
Ma poi rimane il fatto, il tatto, la compressione, che non ci si vuole perdere. Si è soggetti a buttare i sensi nel fiume, in un sacco di iuta, come cuccioli di cagna.
(In attesa, senza pretesa, nella speranza
che maturi il concetto di bene, di male,
di orrido).
Da dentro,
il coro larvava,
da dentro.
Ti nutrivi di paure, di sensi di colpa, ti trovavi a contare la grandine. Amarsi ancora un poco… Amarsi, in modo generoso, prestare la parola di bocca in bocca buona.
ancora un poco.
[...]
In spregio, fra le strade, o in spirito, in ogni caso rimane sola la donna, che uggiola dal suo finale l’esilio. Mio Dio consanguineo, scusa questo chiedere insonne, nel tuo vederti perfetto. Scandisci corretta la sillaba nelle cose che percepisci disumane: - noi siamo l’errore? O è il nostro essere sterili che ci porta a soffrire.
Se l’amore è fedele a se stesso, noi siamo una voce
di anime pendule.
Swan
Pubblicato in frammenti di un percorso amoroso, poesia