Inserito da: swan | 8 Marzo 2009

- Di corolle. Di scintille -

Chi sarà l’uragano, e chi la sabbia:
disgiunti, a invocarci, è consuetudine.

E avrai scintille da concedere,
in questo laminare d’albe,
ansante sputafuoco?

Che le menti fragili, franose, navate del bisbiglio,
sotto un cielo piccinissimo sono in gramaglie.

Swan


Risposte

  1. Me ne vado

    Un bel giorno me ne vado
    sono stanco e stufo
    lascio le stanze
    i gradini della scala
    briciole e cenere
    e tutto il resto avanzato
    in pacchi e pacchetti
    che qualcun altro aprirà.
    Sull’uscio una luce
    rade il cielo
    lo fa calvo concavo orrendo
    mi chiudo nel guscio delle palpebre
    cammino e incespico
    in un pacco in un braccio teso
    in un lamento che dice
    Non pestarmi col piede
    dammi la mano.

    Bartolo Cattafi
    [ Barcellona Pozzo di Gotto (ME) 06/07/1922 Milano 13/03/1979 ]

  2. grazie gio. un bacione

  3. Ricambio il bacione.
    Ma voglio dirti che questa poesia di Bartolo
    mi ha fortemente emozionato e poi indotto
    a riflettere. Mettendo da parte ogni metafora, confrontandola con la tua: ci sono due cieli uno piccinissimo, l’altro concavo, orrendo.
    All’inizio uno stato conflittuale
    che poi trova il compromesso nella consuetudine. In quella del Nostro, invece,
    una fuga ad occhi chiusi.
    Poi alla fine:Un pensiero fragile che si chiude a riccio. Nell’ altra invece
    un ritorno all’azione, all’umana solidarietà.
    Forse?
    Ti abbraccio.
    giovanni

  4. sai leggere bene tu!
    caro, un bacio.


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