Chi sarà l’uragano, e chi la sabbia:
disgiunti, a invocarci, è consuetudine.
E avrai scintille da concedere,
in questo laminare d’albe,
ansante sputafuoco?
Che le menti fragili, franose, navate del bisbiglio,
sotto un cielo piccinissimo sono in gramaglie.
Swan








Me ne vado
Un bel giorno me ne vado
sono stanco e stufo
lascio le stanze
i gradini della scala
briciole e cenere
e tutto il resto avanzato
in pacchi e pacchetti
che qualcun altro aprirà.
Sull’uscio una luce
rade il cielo
lo fa calvo concavo orrendo
mi chiudo nel guscio delle palpebre
cammino e incespico
in un pacco in un braccio teso
in un lamento che dice
Non pestarmi col piede
dammi la mano.
Bartolo Cattafi
[ Barcellona Pozzo di Gotto (ME) 06/07/1922 Milano 13/03/1979 ]
Da: giovanni su 15 Marzo 2009
alle 6:19 pm
grazie gio. un bacione
Da: swan su 16 Marzo 2009
alle 10:51 am
Ricambio il bacione.
Ma voglio dirti che questa poesia di Bartolo
mi ha fortemente emozionato e poi indotto
a riflettere. Mettendo da parte ogni metafora, confrontandola con la tua: ci sono due cieli uno piccinissimo, l’altro concavo, orrendo.
All’inizio uno stato conflittuale
che poi trova il compromesso nella consuetudine. In quella del Nostro, invece,
una fuga ad occhi chiusi.
Poi alla fine:Un pensiero fragile che si chiude a riccio. Nell’ altra invece
un ritorno all’azione, all’umana solidarietà.
Forse?
Ti abbraccio.
giovanni
Da: giovanni su 16 Marzo 2009
alle 12:09 pm
sai leggere bene tu!
caro, un bacio.
Da: swan su 18 Marzo 2009
alle 12:46 pm