POESIA A SETTE FACCE
Quando nacqui, un angelo storto
di quelli che vivono nell’ombra
disse: Vai, Carlos, e sii gauche nella vita.
Le case spiano gli uomini
che corrono dietro le donne.
Il pomeriggio sarebbe forse azzurro,
se non ci fossero tanti desideri.
Il tram passa pieno di gambe:
gambe bianche nere gialle.
Perché tante gambe, Dio mio, domanda il mio cuore.
Ma i miei occhi
non chiedono nulla.
L’uomo dietro ai baffi
è serio, semplice e forte.
Quasi non parla.
Ha pochi, rari amici
l’uomo dietro agli occhiali e ai baffi.
Dio mio, perché mi hai abbandonato
se sapevi che io non ero Dio
se sapevi che io ero debole.
Mondo mondo vasto mondo,
se io mi chiamassi Raimondo
sarebbe una rima, non sarebbe una soluzione.
Mondo mondo vasto mondo,
più vasto è il mio cuore.
Non dovrei dirtelo
ma questa luna
questo cognac
mi commuovono da morire.
SENTIMENTALE
Mi metto a scrivere il tuo nome
con lettere di pasta.
Nel piatto, la zuppa si raffredda, piena di squame.
e piegati sul tavolo tutti contemplano
questo romantico lavoro.
Disgraziatamente manca una lettera,
una sola lettera
per finire il tuo nome!
- Stai sognando? Guarda che la zuppa si raffredda!
Io stavo sognando…
E c’é un manifesto giallo in tutte le coscienze:
“È proibito sognare in questo paese.”
IN MEZZO AL CAMMINO
In mezzo al cammino c’era una pietra
c’era una pietra in mezzo al cammino
c’era una pietra
in mezzo al cammino c’era una pietra.
Mai dimenticherò quell’avvenimento
nella vita delle mie retine affaticate.
Mai dimenticherò che in mezzo al cammino
c’era una pietra
c’era una pietra in mezzo al cammino
in mezzo al cammino c’era una pietra.
NON AMMAZZARTI
Carlos, calmati, l’amore
è questo che vedi:
oggi baci, domani non baci,
dopodomani è domenica
e lunedì nessuno sa
quel che sarà.
Inutile che resista
o che ti uccida.
Non ammazzarti, oh non ammazzarti,
riservati tutto per
le nozze che nessuno sa
quando verranno,
se verranno.
L’amore, Carlos, e tu tellurico,
la notte è passata su di te,
e le rimozioni che si sublimano,
là dentro un rumore ineffabile,
preghiere,
grammofoni,
santi che si segnano,
annunci del miglior sapone,
rumore che nessuno sa
di che, perché.
Intanto tu cammini
malinconico e verticale.
Tu sei la palma, tu sei il grido
che nessuno ha sentito al teatro
e le luci tutte si spengono.
L’amore nel buio, no, nel chiaro,
è sempre triste, figlio mio, Carlos.
ma non dirlo a nessuno
nessuno lo sa né saprà.
CONFIDENZA DI UN ITABIRANO
Per qualche anno ho vissuto a Itabira.
Soprattutto, sono nato a Itabira.
Perciò sono triste, orgoglioso: di ferro.
Novanta per cento di ferro nelle strade.
Ottanta per cento di ferro nelle anime.
E questo estraniamento a ciò che nella vita è porosità e comunicazione.
La volontà di amare, che mi paralizza il lavoro,
viene da Itabira, dalle sue notti bianche, senza donne e senza orizzonti.
E l’abitudine di soffrire, che tanto mi diverte,
è una dolce eredità itabirana.
Da Itabira ho portato questi cimeli che ora ti offro:
questa pietra di ferro, futuro acciaio del Brasile;
questo San Benedetto del vecchio scultore Alfredo Duval;
questa pelle di anta, stesa sul sofà del salotto;
questo orgoglio, questa testa china…
Ho avuto oro, ho avuto bestiame, ho avuto proprietà.
Oggi sono impiegato pubblico.
Itabira è solo una fotografia sul muro.
Ma come duole!
MANI CONGIUNTE
Non sarò il poeta di un mondo caduco.
Non canterò neppure il mondo futuro.
Sono legato alla vita e guardo i miei compagni.
Sono taciturni ma nutrono grandi speranze.
In mezzo a loro, scruto l’enorme realtà.
Il presente è immenso, non allontaniamoci.
Non allontaniamoci troppo, teniamoci per mano.
Non sarò il cantore di una donna, di una storia,
non dirò i sospiri all’imbrunire, il paesaggio visto dalla finestra,
non distribuirò narcotici o lettere di suicida,
non fuggirò alle isole né sarò rapito dai serafini.
Il tempo è la mia materia, il tempo presente, gli uomini presenti,
la vita presente.
BAMBINO CHE PIANGE NELLA NOTTE
Nella notte lenta e tiepida, morta notte senza rumore, un bambino piange.
Il pianto dietro il muro, la luce dietro la vetrata
si perdono nell’ombra dei passi soffocati, delle voci estenuate.
Eppure si sente perfino il rumore della goccia del medicinale che cade sul cucchiaio.
Un bambino piange nella notte, dietro il muro, dietro la via,
lontano un bambino piange, in un’altra città forse,
forse in un altro mondo.
E vedo la mano che alza il cucchiaio, mentre l’altra sostiene il capo
e vedo il filo oleoso che scorre sul mento del bambino,
scorre sulla via, scorre sulla città (un filo solo).
E non c’è più nessuno al mondo se non questo bambino che piange.
POESIA
Ho speso un’ora pensando un verso
che la penna non vuole scrivere.
Tuttavia esso è qui dentro
inquieto, vivo.
Esso è qui dentro
e non vuole uscire.
Ma la poesia di questo momento
inonda tutta la mia vita.
CONFESSIONE
Non ho amato abbastanza il mio simile,
non ho tolto il verme né curato la rogna.
Ho solo proferito qualche parola,
melodiosa, tardi, al ritorno dalla festa.
Ho dato senza dare e baciato senza baci.
(Cieco è forse chi nasconde gli occhi
sotto la branda). E nella mezza-luce
tesori si sciupano, i più eccellenti.
Di quel che è rimasto, come comporre un uomo
e tutto ciò che egli implica di soave,
di concordanze vegetali, sussurri
di riso, dono, amore e pietà?
Non ho amato abbastanza nemmeno me stesso,
seppure prossimo. Non ho amato nessuno.
Salvo quell’uccello – veniva azzurro e folle -
che si è sfracellato sull’ala dell’aereo.
MASSACRO
Erano mille ad attaccare
il solo oggetto
indifendibile
e pala e piede e ui
e vupt e rrr
e il riso volatile nell’aria
a gracchiare
e mille a spiare
gli alfabeti purpurei
che si staccano
senza meta
e llmn e nss e yn
erano mille a sentire
che la vita rifuggiva
dall’atto di vivere
e ora circolava
sopra ogni rovina








Perfetto!
Amo questo scrittore! Drummond è un dei grandi scrittori brasiliani
Mi è piaciuta questo elenco di poeme
Bravo
baccio dal Brasile =*
Da: Giovanna su 9 Ottobre 2008
alle 12:03 pm
sono una donna. “brava” dunque.
braccio a te da modena italy
Da: swan su 9 Ottobre 2008
alle 9:31 pm