Osip Mandel’stam


osip

da Cinquanta poesie, Remo Faccani cur., Einaudi

*

Un tonfo cauto e sordo – un frutto
dal ramo s’è staccato via -
tra l’incessante melodia
del bosco silenzioso, muto…

1908

*

M’è dato un corpo – che ne farò io
di questo dono così unico e mio?

Sommessa gioia di respirare, esistere:
a chi ne debbo essere grato? Ditemi.

Io sono il giardiniere, e sono fiore;
nel mondo-carcere io non languo solo.

Già sui vetri dell’eternità è posato
il mio respiro, il caldo del mio fiato.

L’impronta lasceranno di un disegno,
e più non si saprà che mi appartiene.

Scoli via la fanghiglia dell’istante:
rimarrà il caro disegno intatto.

1909

Silentium

Lei non è dal suo mare ancora nata,
lei è musica ed insieme parola;
è il legame che mai si potrà sciogliere
fra tutto ciò che vive nel creato.

Delle onde respiran calmi i seni,
ma un chiarore impazzito il giorno illumina,
e stanno i lillà scialbi della schiuma
dentro un vaso color celeste-nero.

Acquistino le mie labbra, recuperino
la mutezza lontana, primordiale,
simile a una nota di cristallo
che vibra, fin dal suo nascere, pura!

Rimani quel che sei – schiuma, o Afrodite,
tu, parola, rifluisci in musica,
vergognati del cuore, o cuore, fuso
con l’elemento primo della vita!

1910,1935

*

O cielo, cielo, ti vedrò nei sogni!
Non sarà mai che tu divenga tenebra
e il giorno avvampi come un bianco foglio:
soltanto un po’ di fumo e un po’ di cenere!

24 novembre 1911, 1915 (?)

*

La tua figura incerta che suscitava pena
non riuscii, dentro la nebbia, a toccarla.
“Gesù” – dissi per sbaglio, e nemmeno
pensai che a dirlo erano le mie labbra.

Il nome divino, come un grande
uccello, s’è involato dal mio petto.
Folta la nebbia, mi ondeggia dinanzi;
vuota, alle spalle, una gabbia mi resta…

Aprile 1912

*

Una fiamma disperde
la mia arida vita;
e accantono la pietra:
ora il legno mi ispira.

Esso è rozzo e leggero:
da un tronco vengon fuori
e midollo di quercia
e remi di pescatore.

Sotto, a configger pali!
Fate risuonare, o mazze,
un ligneo paradiso
di oggetti imponderabili!

1915

*

Guarda la fifa a cosa ci ha ridotto,
o mio compagno dalla grande bocca!

Guarda il tabacco nostro che si sbriciola,
Schiacciandoci, babbeo, caro amico!

Come uno storno fischiarsi la vita,
come torta di noci divorarla;

ma è un desiderio proibito…

Ottobre 1930

*

Non sono più un bambino!
tomba zitta:
niente lezioni al gobbo! Parlo a nome di tutti,
e con tale vigore che si muti la volta
del palato in volta celeste; che le labbra
si screpolino come argilla rosa.

6 giugno 1931

*

Sto nel cuore del secolo; incerta è la strada; e ogni
mèta col tempo sfuma all’orizzonte:
il frassino stremato del bordone,
la miseranda patina del bronzo.

14 dicembre 1936

*

Lo dico in brutta copia, a voce bassa,
ché non è ancora venuto il momento:
il gioco del cielo irresponsabile
si attinge col sudore e l’esperienza.

E sotto il cielo dimentichiamo spesso
- sotto un purgatoriale cielo effimero -
che il felice deposito celeste
è una mobile casa della vita

9 marzo 1937

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